La scorsa settimana le principali banche centrali hanno per lo più mantenuto invariati i tassi di interesse, con la Federal Reserve statunitense (Fed) e la Banca centrale europea (BCE) che hanno preferito adottare un atteggiamento attendista. I mercati azionari globali hanno registrato un leggero calo, con la correzione nel settore tecnologico che si è protratta per la terza settimana consecutiva, mentre gli investitori si sono concentrati sul divario tra la spesa per l’intelligenza artificiale (IA) e il flusso di cassa libero. Le obbligazioni hanno guadagnato terreno grazie al calo dei rendimenti, mentre l’oro ha chiuso in ribasso a causa di modesti aggiustamenti di posizione e della sua sensibilità ai mercati azionari.
Macroeconomia
La settimana appena trascorsa è stata caratterizzata dalle riunioni delle banche centrali, ma non ci sono state grandi sorprese, poiché le principali banche hanno preferito attendere prima di apportare ulteriori modifiche ai propri tassi di interesse di riferimento.
Negli Stati Uniti, il FOMC ha lasciato i tassi invariati al 3,75–4,00%. A pochi giorni dalle elezioni di medio termine, il FOMC ha voluto concedersi più tempo prima di prendere ulteriori decisioni sui tassi. La crescita statunitense è rimasta forte, con il PIL del terzo trimestre in aumento del 3,4% (su base annualizzata), sostenuta da una solida domanda interna, che è cresciuta del 4,9%.
L’inflazione di fondo della spesa per i consumi personali (PCE) è risultata in linea con le aspettative, salendo dello 0,3% su base mensile e del 3,1% su base annua, ma i prezzi di fondo di beni e servizi hanno registrato un’accelerazione sulla scia della forte domanda. Gli altri indicatori statunitensi sono rimasti nel complesso positivi e la fiducia dei consumatori (indice del Conference Board) ha registrato una ripresa sulla scia di una visione più positiva dell’economia e dell’occupazione.
Anche la Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi di riferimento nella sua riunione, adottando un approccio attendista. Secondo la BCE, condizioni finanziarie più restrittive e l’aumento dei tassi di interesse a lungo termine potrebbero pesare sull’attività economica e ridurre le pressioni inflazionistiche. Tuttavia, la riunione di dicembre rimane aperta, essendo fortemente dipendente dai dati.
La crescita dell’Eurozona è rimasta resiliente, con il PIL del terzo trimestre in aumento dello 0,4% su base trimestrale, trainato dall’Irlanda (+5,5% su base trimestrale), dai Paesi Bassi e dalla Spagna (entrambi +0,6% su base trimestrale) e dalla Germania (+0,2% su base trimestrale). Il PIL francese del terzo trimestre ha deluso le aspettative, registrando un calo dello 0,1% su base trimestrale a causa della minore dinamica degli investimenti e del contributo negativo del saldo commerciale. Le stime preliminari sull’inflazione di ottobre si sono rivelate superiori alle attese in Francia (+0,4% su base mensile, 3,8% su base annua) e in Italia (+1,2% su base mensile, 5,6% su base annua), mentre l’inflazione è risultata in linea con le aspettative in Spagna (+0,5% su base mensile, 5,0% su base annua), ma al di sotto del consenso in Germania (-0,1% su base mensile, 2,8% su base annua), a causa della riduzione delle imposte sull’energia.
Infine, la Banca del Giappone (BoJ) ha mantenuto il tasso di riferimento all’1,25%, lasciando però aperta la possibilità di futuri adeguamenti, mentre la Banca del Canada (BoC) ha aumentato il proprio tasso di riferimento di 25 punti base (pb) portandolo al 2,50%.
Questa settimana si terranno le elezioni di medio termine negli Stati Uniti. L’indice ISM manifatturiero statunitense di ottobre dovrebbe rimanere stabile a 54,5, mentre l’indice ISM dei servizi dovrebbe stabilizzarsi a 54,8, rispetto al precedente 54,9.
Parallelamente, saranno pubblicati i dati sul mercato del lavoro statunitense. L’indagine JOLTS dovrebbe registrare un aumento, compensando in parte il calo registrato nel mese precedente. L’indagine ADP dovrebbe scendere a 60.000 dopo aver toccato quota 90.000 il mese precedente. Si prevede che i posti di lavoro non agricoli negli Stati Uniti aumentino di 65.000 unità a ottobre, dopo un modesto incremento di 29.000 unità nel mese precedente, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere stabile al 4,2%.
Verrà pubblicata la stima dell’indice dei prezzi al consumo (IPC) dell’eurozona per ottobre. Il tasso complessivo dovrebbe salire al 4,0%, in aumento rispetto al 3,8% su base annua di settembre, trainato dall’aumento dei prezzi dell’energia, mentre l’inflazione di fondo dovrebbe rimanere stabile al 2,5% su base annua.
La Banca d’Inghilterra (BoE) probabilmente aumenterà il tasso di riferimento nella sua prossima riunione. Anche diverse altre banche centrali terranno le loro riunioni periodiche, tra cui la Reserve Bank of Australia (RBA), la Riksbank, la Norges Bank e le banche centrali di Brasile, Malesia e Messico.
Mercato azionario
I mercati azionari globali hanno registrato un leggero calo (MSCI ACWI total return -0,3%), con la flessione interamente determinata dalla continua ondata di vendite sui titoli legati alla tecnologia e all’intelligenza artificiale, mentre la maggior parte degli altri settori ha chiuso la settimana in territorio positivo. La rotazione fuori dal settore tecnologico si è protratta per la terza settimana consecutiva, poiché un’altra serie di ottimi risultati finanziari nel settore tecnologico non è riuscita a sorprendere il mercato a fronte di aspettative già elevate, mentre i rendimenti più bassi dei titoli di Stato statunitensi a 10 anni e gli utili solidi hanno sostenuto i rialzi del mercato in generale.
Il Nasdaq ha perso il 2,0%, compreso un calo del 3,5% venerdì, la sua seconda peggiore seduta dell’anno, portando l’indice in territorio di correzione e al 10% al di sotto del picco raggiunto all’inizio di ottobre. I servizi di comunicazione (-6,7%) – guidati da Alphabet (che ha registrato il peggior calo giornaliero dalla sua quotazione in borsa del 2004) – e il settore tecnologico (-1,4%) sono stati i principali fanalini di coda, mentre il settore sanitario (+3,1%), il settore industriale (+1,3%) e quello dei servizi di pubblica utilità (+1,0%) hanno guadagnato terreno. L’indice S&P 500 a ponderazione uguale è salito dello 0,8% e ha sovraperformato la sua controparte a ponderazione capitalizzata di quasi 6 punti percentuali nel mese di ottobre. Anche l’Europa (+1,7%) ha sovraperformato gli Stati Uniti, beneficiando della sua minore esposizione al settore tecnologico.
Il momentum degli utili sottostanti, tuttavia, rimane forte. Con il 60% delle società dell’S&P 500 che ha già pubblicato i risultati, la crescita dell’EPS del terzo trimestre si attesta al 30,2%, mettendola sulla buona strada per un terzo trimestre consecutivo al di sopra del 25%. In particolare, la crescita degli utili delle “Magnificent 7” (+22,6%) è ora in ritardo rispetto a quella del resto dell’indice (+32,6%) per la prima volta dal quarto trimestre del 2022, indicando un’espansione della crescita degli utili al di là dei titoli tecnologici a mega-capitalizzazione. La crescita dei ricavi del cloud – seguita con attenzione in quanto barometro della domanda di IA – ha generalmente superato le aspettative, rafforzando l’opinione secondo cui la domanda sottostante rimane robusta. I piani di spesa in conto capitale per l’IA rimangono ambiziosi, sebbene le società si siano in gran parte astenute dal fornire previsioni precise per il 2027. Venerdì Intel ha registrato un calo del 29%, la sua giornata peggiore degli ultimi 40 anni, a causa di previsioni deludenti determinate dal calo dei volumi di PC.
Finora, la correzione sembra essere guidata dai timori relativi ai rendimenti degli investimenti nell’IA piuttosto che da un deterioramento delle prospettive sugli utili. Gli investitori sono sempre più concentrati sul divario crescente tra l’aumento degli investimenti in IA e la generazione di flusso di cassa libero, con le sorprese relative al flusso di cassa libero che ora innescano reazioni più significative sui prezzi delle azioni il giorno successivo rispetto alle sorprese relative all’utile per azione (EPS). In prospettiva, la crescita degli utili dovrebbe moderarsi al 16,5% nel 2027, ma, storicamente, i titoli azionari hanno continuato a registrare buoni risultati durante i periodi di rallentamento della crescita degli utili, a condizione che la crescita rimanga positiva.
Guardando alla settimana che ci aspetta, i risultati finanziari di Apple, gli sviluppi in Iran e le elezioni di medio termine negli Stati Uniti potrebbero fornire gli stimoli necessari affinché i mercati ritrovino slancio. Una vittoria schiacciante dei Democratici con una maggioranza risicata al Senato sembra ampiamente anticipata dagli investitori e difficilmente provocherebbe quindi grandi sorprese sui mercati. Inoltre, molte delle politiche che hanno guidato i mercati negli ultimi due anni, tra cui i dazi, la politica estera e la deregolamentazione promossa dalle agenzie, rimangono in gran parte sotto il controllo dell’esecutivo statunitense, limitando le implicazioni immediate di un cambiamento al Congresso.
I mercati azionari globali hanno registrato un leggero calo mentre proseguiva la correzione nel settore dell’intelligenza artificiale (AI), con utili solidi che non sono riusciti a soddisfare le aspettative elevate e gli investitori sempre più preoccupati che la spesa per l’AI superi il flusso di cassa libero.
Titoli a reddito fisso
Le obbligazioni hanno guadagnato terreno grazie ai rendimenti più bassi e agli spread stabili nel corso di una settimana in cui le banche centrali hanno mantenuto invariati i tassi di interesse, nonostante un PIL superiore alle attese e un’inflazione complessiva più solida. I titoli del Tesoro a 10 anni e i gilt sono scesi di 7 punti base, attestandosi rispettivamente al 4,93% e al 5,28%, mentre i Bund sono rimasti indietro, in calo di soli 2 punti base al 3,32%. I titoli del Tesoro e quelli investment grade (IG) hanno registrato entrambi un rendimento dello 0,5% sulla settimana, sufficiente a portare entrambi in territorio positivo per l’anno, mentre le obbligazioni Additional Tier 1 (AT1) hanno registrato un rendimento dello 0,8% e quelle high yield (HY) e dei mercati emergenti (EM) dello 0,4%.
La Federal Reserve statunitense (Fed) ha mantenuto i tassi al 3,75–4,00% con un voto di 10 a 2, con Cook e Hammack dissenzienti a favore di un rialzo di 25 punti base. La conferenza stampa ha influito sulla curva dei rendimenti più della dichiarazione stessa, che ha rivisto al rialzo il ritmo dell’attività da «solido» a «forte». Warsh non ha rafforzato l’orientamento restrittivo, osservando invece che le condizioni di credito si erano inasprite per alcuni mutuatari e che gli investitori stavano diventando «leggermente più selettivi nell’allocazione del capitale», dimostrando ancora una volta che la Fed è disposta a lasciare che il credito faccia parte del lavoro. Warsh ha inoltre annunciato che una delle otto riunioni del 2027 (e due nel 2028) sarà dedicata alla strategia, senza votazione sui tassi né comunicato, lasciando sette decisioni sui tassi per il prossimo anno (e sei nel 2028). Alcune decisioni sui tassi saranno distanziate di 12–13 settimane, riducendo le opportunità di intervento e la visibilità sul percorso della politica della Fed.
Anche la BCE ha mantenuto invariato il tasso sui depositi al 2,50%, poche ore dopo che Christine Lagarde ha annunciato che lascerà la banca a febbraio, ovvero con nove mesi di anticipo. Il comunicato ha assunto un tono marginalmente accomodante, citando le condizioni di finanziamento più restrittive come un probabile freno all’inflazione e alla crescita, e senza alcuna risposta salariale significativa finora, anche se l’energia continua a far pendere i rischi per l’inflazione al rialzo, con il prezzo del gas europeo che mercoledì ha superato i 100 euro/MWh per la prima volta dal 2022. Interrogata sulla Francia, Lagarde ha affermato che la BCE dispone degli strumenti per contrastare un ampliamento disordinato degli spread (in particolare lo strumento anti-frammentazione che abbiamo illustrato alcune settimane fa), senza che nulla indichi che sia prossima a ricorrervi.
Il sollievo derivante dalla decisione di Moody’s di mantenere il rating della Francia a Aa3 ha fatto scendere lo spread OAT–Bund da un picco di 174 punti base a 161 punti base, sebbene il livello rimanga ancora elevato. Gli OAT a 10 anni hanno chiuso la settimana nuovamente al di sotto del 5%, attestandosi al 4,97%.
Per quanto riguarda il credito nel settore dell’intelligenza artificiale, S&P ha portato a “negativo” l’outlook del rating AA- di Meta, prevedendo un deficit di flusso di cassa libero pari a 70 miliardi di dollari nel 2027 e un leverage superiore alla soglia di 1,0x richiesta per il rating già a partire dal prossimo anno. Alphabet ha registrato il suo secondo trimestre consecutivo di flusso di cassa libero negativo, consumando circa 9 miliardi di dollari a fronte di aspettative di pareggio. Stiamo assistendo sempre più spesso a una maggiore cautela da parte degli hyperscaler riguardo al volume di debito emesso: questa settimana, Meta ha iniziato a spostare parte del proprio finanziamento verso il capitale azionario, annunciando una raccolta fondi fino a 95 miliardi di dollari, dopo che Alphabet aveva attinto ai mercati azionari a giugno. Microsoft, che si trova in una posizione più solida, è tornata sui mercati obbligazionari per la prima volta dal 2017, emettendo 25 miliardi di dollari con scadenze comprese tra i 2 e i 40 anni, che hanno attirato ordini per 115 miliardi di dollari. Quest’anno, a livello globale, gli hyperscaler e gli sviluppatori di data center hanno emesso oltre 313 miliardi di dollari di obbligazioni IG, quasi il triplo del totale previsto per il 2025, determinando un ampliamento dello spread del credito IG legato all’IA di 14 punti base da luglio, fino a raggiungere i 100 punti base.
Nei mercati emergenti, vale la pena notare che il Brasile ha sottoperformato in seguito alla sorprendente vittoria di Lula al ballottaggio. Lo spread dei titoli sovrani in dollari a 10 anni si è ampliato di 35 punti base, mentre le obbligazioni societarie hanno perso l’1% in una settimana in cui i mercati emergenti hanno registrato un andamento positivo.
Questa settimana, oltre alle elezioni di medio termine di martedì, l’annuncio del rifinanziamento trimestrale di mercoledì rappresenta l’evento di riferimento per i tassi statunitensi. Alcuni operatori si aspettano tagli alle aste dei titoli a 20 e 30 anni, poiché i rendimenti a 30 anni si attestano ancora intorno al 5,30%; l’idea è che una minore offerta sul segmento a lungo termine possa alleviare la pressione sui rendimenti a lungo termine.
Le obbligazioni hanno guadagnato terreno poiché la Fed e la BCE hanno mantenuto invariati i tassi di interesse, con la Fed che non ha rafforzato la propria inclinazione restrittiva e la BCE che ha assunto un atteggiamento marginalmente accomodante.
Forex e materie prime
Si prospetta una settimana importante per il dollaro USA, con la pubblicazione dei dati sugli utili del settore tecnologico del terzo trimestre, le elezioni di medio termine negli Stati Uniti e i dati sull’occupazione non agricola (NFP) venerdì. Le elezioni di medio termine negli Stati Uniti sembrano destinate a conferire ai Democratici il controllo sia della Camera che del Senato, il che, tutto sommato, fa pendere l’ago della bilancia verso una posizione leggermente meno favorevole al dollaro, poiché aumenta la possibilità di shutdown del governo statunitense e di tensioni relative al tetto del debito. La pubblicazione degli utili delle società tecnologiche statunitensi sarà probabilmente il rischio di evento più rilevante per il dollaro. Dati sugli utili accolti negativamente potrebbero pesare sul dollaro a causa della riduzione degli afflussi di capitali verso i mercati azionari. Infine, è improbabile che la pubblicazione dei dati NFP di venerdì rappresenti un punto di svolta per il dollaro, a meno che non riservi sorprese sostanziali. Il mercato del lavoro statunitense è entrato in una fase di equilibrio caratterizzata da bassa volatilità, con livelli contenuti di assunzioni e licenziamenti.
Nell’eurozona, la pubblicazione dei dati sull’IPC di ottobre rappresenta il principale rischio legato agli eventi, con aspettative di un dato del 4,0% su base annua (complessivo) e del 2,5% su base annua (core). Nell’eurozona si è osservato un effetto di trasmissione dei costi energetici molto limitato, mentre diversi membri della BCE ritengono che il percorso verso tassi più elevati limiti la possibilità che questa dinamica prenda piede. Un dato in linea con le aspettative dovrebbe quindi mantenere sostanzialmente invariati i prezzi degli swap sull’euro, mentre sarebbe necessario uno scostamento significativo per escludere dai prezzi i 16 punti base di inasprimento attualmente previsti entro la fine dell’anno.
Si prevede che la BoE aumenti il proprio tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo al 4,00% nel corso della prossima settimana. I prezzi degli swap in GBP implicano attualmente circa 110 punti base di inasprimento nel corso del prossimo anno. Questo dato risulta tra i più elevati del G10 e ha continuato a salire fino ai massimi dall’inizio dell’anno, mentre gli swap in EUR e USD hanno registrato un ritracciamento nelle ultime settimane. Esiste una forte discrepanza tra i prezzi dei tassi e le recenti comunicazioni del Comitato di politica monetaria (MPC) della BoE, che hanno indicato una riluttanza ad aumentare i tassi. Di conseguenza, vi è spazio per un ribasso della sterlina nel corso della prossima settimana, qualora la BoE dovesse sorprendere con una comunicazione accomodante.
Il CHF presenta modesti rischi di apprezzamento nelle prossime settimane, con l’attenzione concentrata sulla persistente debolezza dei titoli azionari del settore tecnologico e sulla pubblicazione dei dati sull’IPC di ottobre. Un dato complessivo superiore alle attese potrebbe far salire le aspettative sui tassi della Banca Nazionale Svizzera (SNB), aprendo la strada a un modesto ribasso della coppia EUR/CHF.
Si prevede che la RBA aumenti i tassi di 25 punti base, portando il tasso di riferimento al 4,85% nella prossima settimana, e le comunicazioni dovrebbero indicare un approccio cauto da parte del proprio Comitato di politica monetaria (MPC). Un tasso di riferimento del 4,85% consoliderebbe l’AUD come la valuta con il profilo di carry nominale più elevato del G10, ma il rialzo è già ampiamente scontato ed è improbabile che determini un apprezzamento. È invece più probabile che nel medio termine emergano rischi al ribasso per l’AUD, man mano che gli effetti di 125 punti base di inasprimento si ripercuoteranno sull’economia. Il principale rischio al ribasso si presenterebbe qualora la RBA decidesse di mantenere i tassi invariati, il che peserebbe sulla coppia AUD/USD.
La scorsa settimana l’oro ha registrato un calo, attestandosi a livelli intorno ai 3.900 USD per oncia. Il calo ha rispecchiato modesti aggiustamenti di posizionamento e i beta legati ai mercati azionari. Osserviamo che i rendimenti dei TIPS statunitensi a dieci anni sono scesi di 30 punti base rispetto ai recenti massimi, il che dovrebbe limitare il margine per ulteriori movimenti al ribasso del metallo giallo. Prevediamo che l’oro dovrebbe faticare a registrare un apprezzamento significativo nelle prossime settimane. Ulteriori rialzi significativi potrebbero emergere una volta che i mercati avranno un quadro più chiaro del livello dei tassi di interesse terminali delle principali banche centrali.
Il dollaro USA si trova ad affrontare un contesto leggermente meno favorevole, la sterlina britannica appare vulnerabile a una possibile sorpresa accomodante da parte della BoE e l’oro dovrebbe faticare a registrare un apprezzamento nel breve termine.
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